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Spade, meteoriti & sideriti

Prima che l’uomo apprendesse le tecniche metallurgiche per realizzare il ferro dai minerali (e quindi in piena età del bronzo), sono apparse in tutto il mondo delle lame “in ferro/acciaio” che, essendo apparentemente invincibili contro le armi dell’epoca, divennero presto leggendarie e spesso considerate “magiche” o “dono degli dei”.

Si tratta quasi sicuramente di spade forgiate con ferro meteorico, come le sideriti, cioè meteoriti di ferro, carbonio (poco) e nickel.

Volevo verificare sperimentalmente se un pezzo di siderite di 5500 anni di età, debitamente limata e lucidata con le stesse pietre naturali usate dai fabbri giapponesi e dai “togishi” potesse assumere la lucentezza di una lama.

Ecco il risultato.

Siderite “Campo del Cielo” (5500 anni fa)
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Kikko Gumi Sageo

Gli antichi giapponesi, sicuramente influenzati dalle loro credenze religiose, nonché dal loro particolarissimo rapporto con la morte, usavano trasferire in molti oggetti di uso quotidiano dei simboli che facessero riferimento al concetto di “lunga vita”: la tartaruga (kikko, in giapponese) è uno di questi.

Ma dato che nel medioevo giapponese l’attività principale, nei ceti più elevati, era … la guerra (!) il simbolo dell’esagono – rappresentante la tartaruga – era presente soprattutto nelle finiture di armi ed armature.

Purtroppo tali finiture (in particolare gli odoshi per le armature e i sageo per le spade) essendo realizzati in seta, non hanno “sopportato” molto bene lo scorrere del tempo e quindi ce le sono arrivate pochissime integre fino a noi.

Ad esempio, quello illustrato nella foto qui sotto rappresenta un sageo (la corda piatta che serviva a legare la spada alla cintura) realizzato fin dal periodo Heian (784-1184 A.D.)

Inutile dire che per me è stata una enorme soddisfazione personale, dopo oltre 1 anno di ricerche e di tentativi) essere riuscito e riprodurne uno, secondo uno dei “pattern” (modello di intreccio) dell’epoca.

E’ realizzato mediante il telaio “takadai” (vedi nel sito) con 52 tama (bobine di filo), ognuna delle quali può avere dai 5 ai 30 fili di seta per costituire il filo principale.

Ho provato la sensazione di ricostruire un pezzetto di storia giapponese.

 

 

 

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Sageo, Tsukaito e Odoshi fatti a mano

Una delle espressioni più concrete dello sviluppo della civiltà umana, in era protostorica, è sicuramente la tessitura, cioè la capacità di trasformare dei filati in manufatti come stoffe, cinture, nastri, corde, ecc.

Con tutta probabilità, prima dell’invenzione dei telai, l’intreccio dei filati avveniva con mani e dita, manipolando i cappi senza alcun utensile specifico. In molti popoli ed in molte culture ne è tuttora rimasta traccia: dallo “scoubidou” (molto diffuso come gioco e passatempo anche in Europa) al “kute-uchi” giapponese.

Fu proprio quest’ultima tecnica che, in Cina prima e poi – via via – in Corea e Giappone, creò le basi del “Kumihimo” (letteralmente “intreccio di fili”).

 (Disegno di Kazuma Mitani tratto dal volume “Comprehensive Treatise of Braids I di Makiko Tada)

Col passare del tempo l’arte del Kumihimo diventò funzionale anche per la realizzazione di armature, finiture per spade (katane) e cinture (obi).

Proprio come appassionato di spade tradizionali giapponesi (Nihonto) ho cominciato ad interessarmi al Kumihimo in quanto mi consentiva di realizzare artigianalmente molti “accessori” altrimenti introvabili, soprattutto per i materiali (seta o cotone naturale) e per i “pattern“, cioè le forme, i disegni ed i colori specifici di ogni intreccio, spesso legati indissolubilmente ad un’epoca, uno shogunato, un clan. Talvolta riproducendo dei motivi e delle allegorie profondamente vicini a molti aspetti culturali e religiosi (buddismo zen, shintoismo, ecc.).

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Sageo con kumihimo takadai

Se a qualche “tsukamaki” (è l’artigiano giapponese che realizzava le impugnature delle spade) può interessare, ho appena finito la costruzione di un telaio “takadai” (versione occidentale, più alto per poter lavorare da seduti) col quale realizzare dei sageo con molti più fili di seta (fino a 64) rispetto al “normale” marudai per kumihimo.
Inoltre il takadai consente di realizzare incroci che generano righe parallele al senso della lunghezza (e non solo oblique, come nel marudai).
Questo consente la realizzazione di intrecci anche per armature, obi, anche con “pattern” storici come, ad esempio, il “kikko gumi”, la famosa tartaruga (kikko) ad esagono tipica di molti shogunati, Tokugawa compreso.
Una precisazione: i fili che vedete nell’esempio sono da 0,5 mm; il sageo è largo, complessivamente 12/13 mm

  

  

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Il Same: un pesce per… non perdere la presa

Una pelle di razza (same)

Ammetto che, quando mi è arrivata mi ha fatto un po’ impressione … e, sinceramente, anche un po’ di pena per quello che deve essere stato un bellissimo animale del mare: una razza gigante del mar del giappone. Quella in foto è la sua pelle, debitamente conciata e trattata.

Servirà a creare il “same”, cioè il rivestimento “antiscivolo” dell’impugnatura in legno (Ho) di una katana. Poi, sopra il same, andrà intrecciato lo “tsukaito”, una piattina di seta, cotone o pelle, che sarà a contatto diretto con la mano del samurai, durante l’uso della spada.

La Tsuka (impugnatura) di una katana

 

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Tameshigiri e spiritualità

Chi mi conosce sa che, pur non essendo religioso praticante, ho il massimo rispetto per ogni forma di spiritualità, specie se praticata da qualcuno in buona fede.

Mi sono trovato anch’io, in prima persona, in un certo imbarazzo … “mentale”, nella possibile pratica del Tameshigiri (è una prova di taglio con la classica spada giapponese (nihon-to) più conosciuta come katana).

tameshigiri

Questa prova è frequentemente eseguita su un tatami in paglia arrotolato ed imbevuto d’acqua o – più di recente – su un fascio di bambù legati tra loro.

Al di là della pericolosità del fatto in sé stesso (si tratta di una spada tagliente!!! * vedi nota sotto) i miei tentennamenti erano dovuti al fatto che nel “tagliare” si simula in realtà un atto violento, teoricamente rivolto verso un altro essere.

Ho scoperto, leggendo qua e là, che non è una sensazione così rara. Addirittura un Maestro di spada scomparso recentemente – Yukio Takamura – raccomandava, in un suo scritto, di praticare con una sorta di “protocollo/atteggiamento” (Reigi, etichetta) rispettoso nei confronti delle persone presenti, del luogo (dojo), della spada e, in linea con lo spirito shintoista di molte tradizioni nipponiche, nei confronti dei Kami (Divinità) presenti nel luogo o evocati dall’atto di tagliare.

Personalmente sono molto rispettoso di queste tradizioni e convinzioni spirituali.

Chi fosse maggiormente interessato alla cosa, può leggere lo scritto completo di Takamura Sensei al link

http://www.intk-token.it/forum/index.php?showtopic=2956&hl=%2Btakamura+%2Bsensei

(*) NOTA IMPORTANTE: MAI E POI MAI PROVARE A FARE PROVE DI TAGLIO SENZA LA DOVUTA ESPERIENZA, IN UN LUOGO INIDONEO E SENZA L’ASSISTENZA E LA PRESENZA DI UN MAESTRO QUALIFICATO: E’ ESTREMAMENTE PERICOLOSO, PER SE’ E PER GLI ALTRI

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Happy hour (per cani) giapponese

Ciao a tutti!

Ho scoperto che Puffa, la mia cagnolina (1/2 Jack Russell e 1/2 Maltese = 95% Jack Russell Parson Black Long Legs) è in realtà filo-giapponese, almeno intermini di coraggio (da leone), ostinatezza (da Jack Russell) e gusti alimentari (da … lupo!).

Adora la salsa Wasabi!

Ci sono degli snack (li trovate da Lidl) di gusto orientale al WASABI. Io non riesco a mangiarli senza sternutire! Se ho il raffreddore … mi aprono il naso!!!

  

Puffa… no problem … se li lecca e li mangia contenta senza problemi!

Il guaio è che dopo vorrebbe anche lo “spritz” 😉

 

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Un topolino portatore di … abbondanza!

topo menuki

Esistono, nel mondo, molte tradizioni (o piccoli riti) per augurare fortuna, prosperità ed abbondanza. Caso molto comune, anche da noi in Italia, gettare del riso agli sposi, alla conclusione della cerimonia.

Ci sono anche molti detti in materia che coinvolgono animali: anche da noi “ragno porta guadagno”.

In oriente è il topo a svolgere questa funzione. La sua presenza esorcizza la fame e la povertà; dove c’è un topolino … c’è anche da mangiare!

Netsukè giapponee

Per questo la figura del topo, nel sol levante, non è negativa, anzi!

Perfino i samurai se lo tenevano talvolta molto caro: come deliziosi “bottoni” (netsukè) dei porta oggetti da cintura o, addirittura, come “menuki” (ornamento posto sull’impugnatura della spada, che aveva anche lo scopo di migliorarne la presa; normalmente erano due, posti sui lati opposti dell’impugnatura, sotto l’intreccio – tsuka ito – della stessa).

menuki sotto tsuka ito

La foto introduttiva rappresenta il mio bellissimo topolino-menuki che ho trovato su … Ebay! E’ un po’ accigliato ma … forse non aveva ancora trovato il formaggio 😉

 

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Tsuba EDO e Shi-Shi

Una tsuba, periodo EDO, un po’ povera, ma con una interessante incisione del mitico shishi (cane leone), derivante dalla cultura cinese ed adottato anche in Giappone come protettore. Tipicamente si trovava, a coppie (uno con la bocca aperta e uno con la bocca chiusa) a protezione dell’ingresso dei templi. L’incisione è ricorrente nelle guardie (tsuba) e nelle decorazioni (menuki) delle impugnature delle katane.

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Meditazioni Monogotari

Fantastico! Dopo Oltre 35 anni l’ho ritrovato ri-pubblicato!!
Belissimo. Anche se adesso – anziché Aikido – potrei fare Sumo (con i miei 110 Kg), lo spirito c’é sempre!
Non posso non “leggervi” una meditazione:

“Colui che è saggio, non ha servi,
egli è il proprio servo.
Non ha padroni,
egli è il proprio padrone.
Colui che è saggio, non ha casa,
ovunque è la sua casa.
Non ha famiglia,
tutti sono la sua famiglia.
Colui che è saggio dorme come un bambino,
nei suoi occhi è la luce umida della bontà”.

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La leggenda della spada giapponese (Nihonto)

Una antica tradizione Shinto narra che, in un tempo remoto, il dio Haya Susanoo venne esiliato dagli altri dei del “pantheon” giapponese nella regione di Izumo, dove viveva e prosperava un potente drago con otto teste. Al fine di evitare che il drago distruggesse i villaggi, era consuetudine della popolazione offrirgli ogni anno, per il suo sacrificio, una giovane vergine, nata nella zona.
Il dio Susanoo allora fece edificare una grande palizzata di bambù e che prevedeva otto punti di accesso, posti sul lato superiore della palizzata, uno per ogni testa del drago. Immediatamente sotto ogni varco fece mettere delle scodelle piene di denso e forte saké.
Riscaldato al punto giusto il saké esalò un profumo al quale il drago non seppe resistere e quindi, con ognuna delle sue otto teste, entrò nei varchi della palizzata per bere il saké, di cui era ghiotto.
Ben presto il saké fece il suo effetto facendo addormentare il drago e consentendo quindi a Susanoo, ad una ad una, di recidere le sue otto teste. Ucciso il drago volle farlo a pezzi ma, arrivato alla coda, non riuscì a troncarla e ruppe la sua spada. Aperta la coda nel senso della lunghezza, vi trovò all’interno una bellissima e grande spada, chiamata Tsumugari (la ben affilata), quella che in seguito gli uomini riprodussero per creare la katana, la potente spada giapponese.

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Choji Oil

Ho appena finito di preparare l’infusione 2016!
Adesso bisogna aspettare un mesetto perché l’olio di vasellina (paraffina liquida purificata) estragga gli olii essenziali dai chiodi di garofano (principalmente l’eugenolo) e poi … pronto!
1 litro e mezzo di olio Choji per la pulizia delle lame delle katane (secondo rigorosa tradizione giapponese).
Qualcuno ne vuole? serve anche per il mal di denti! 

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Lucidatura a specchio

Forse non sono ancora un “toghishi” (politore di spade giapponesi) ma … forse ci sono riuscito: dopo mesi di prove ho trovato la giusta sequenza e grana di pietre.
“Vittima” dei miei esperimenti il mio caro higonokami da 18€, però originale made in japan.
In origine la lama è trattata con … una fresa CNC (ecco il motivo del basso costo), con evidenti segni di lavorazione.


Ho lasciato la parte superiore della lama intonsa proprio per evidenziare la differenza con la parte bassa da me lucidata.
Ho iniziato con una pietra 1000, poi una 2/3000 naturale e infine una 6000.

Giudicate voi. Ciao

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Corso di Shodo

Un giorno un caro amico e maestro mi disse che non si poteva veramente comprendere il Bushido (la via del guerriero giapponese) se non si studiava il contesto storico e culturale dell’epoca e dei luoghi (il Giappone, ovviamente): in altre parole mi invitata a praticare altre arti e altre discipline che mi aiutassero a … “comprendere”.
E’ anche per questo che ho iniziato un lungo percorso di apprendimento, quello dello Shodo, l’arte della calligrafia tradizionale.
Eccomi in primo piano a destra, ripreso, alle prime armi (in tutti i sensi), presso la Scuola Shodo Yoshitaka – nel Tsuki Kage Dojo di Padova.

P.s.: ma non vi sembro un po’ il Maestro Miyagi in “Karate Kid”? Sarà per la pelata!

Scherzi a parte desidero ringraziare pubblicamente la mia insegnante, Sensei Maria Rosa Valluzzi per avermi aiutato nel ritrovare il mio “nuovo e vecchio” percorso di vita.

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Sageo fatto a mano

Quello che sta nascendo, al centro del telaio in legno, è un sageo, cioè il cordoncino piatto, lungo circa 220 cm., che serve a legare alla cintura (obi) di un kimono una spada giapponese (nihonto).

Lo sto realizzando a mano con un telaio giapponese (marudai) ed utilizzando una tecnica ed un pattern che risale al medioevo (ante 1500), dopo il quale invece si sono affermati telai (es.: takadai) più simili a quelli europei e che utilizzano molti più fili sottolissimi di seta. Il marudai, al contrario “gestisce” solo un max di 36 fili di più elevato spessore (1-2 mm).

Con questo telaio però è anche possibile fare cordoni rodonti (es.: per armature kendo), piattine per intreccio tsukaito (l’impugnatura della katana), e decorazioni di armature fino ad un max di 5 cm di altezza (lunghezza infinita).

Un tempo erano proprio i samurai a farseli personalmente utilizzando il metodo del kumihimo, ora molto diffuso tra il gentil sesso.

Ci ho messo un bel po’ per imparare, ma adesso i risultati sono … discreti (per un giapponese …. grossolani).

Spero vi piaccia. Ovviamente l’obiettivo è il restauro di spade e finimenti antichi. Ciao

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Mo’ mi faccio il sigillo!

Al termine di un corso di Shodo (l’arte della calligrafia giapponese) mi hanno proposto di realizzare il mio sigillo, scegliendo un kanji (ideogramma) che mi rappresentasse in qualche modo … mumble mumble … e allora ho scelto “FIORE”, scritto però nell’antico (quasi primordiale) stile “Tensho”, probabilmente il primo importato in Giappone dalla Cina e, comunque, antichissimo per la Cina stessa (dinastia Quin, 221 a.c.).

     
Sembra la scrittura degli alieni di Roswell! Chissà …


Tra le varie modalità ho scelto quello che rappresenta esplicitamente i calici dei fiori, le radici, il terreno ecc.
Perché il fiore mi rappresenta?
Vedi su https://www.facebook.com/hana.no.togi/
A cosa serve il sigillo? In Cina ed in Giappone rappresenta, anche ufficialmente, la firma di una persona ed è usabile anche in documenti con valore legale.
La pietra che ho inciso è la steatite (o pietra saponaria), da sempre usata per questo scopo.
Ciao

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Benvenuti!

Questo sito nasce per raccontare svariati aspetti, culturali e non, legati al mondo della spada e delle lame giapponesi, viste però dal mio personale punto di vista.

Non vi sorprendete dunque se vi parlerò anche dell’arte di intrecciare il filo con un telaio, di laccare una scatola di legno o di calligrafia tradizionale. E’ il mio tentativo di “unire i puntini” di un modo esotico ed affascinante, entrati nel quale si è completamente presi dalla bellezza ed ossessionati per la perfezione.

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